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Convegno Nazionale AIDU:docenti, studenti, Istituzioni e Associazioni insieme a Roma per discutere di Giovani, Istruzione e Lavoro

“Relazionalità e Orientamento” è il tema scelto dai docenti universitari dell’AIDU-Associazione Italiana Docenti Universitari per l’edizione 2017 del Convegno Nazionale, che si terrà a Roma il 17 Novembre, alle ore 9.30, presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università ROMA TRE. AIDU è la più grande associazione di docenti universitari cattolici, sono più di 70 le Università rappresentate al suo interno. Il Convegno Nazionale è promosso da AIDU, in collaborazione con: UNESU-Ufficio Nazionale per l’Educazione, la Scuola e l’Università della CEI, FUCI-Federazione Universitaria Cattolica Italiana, AIMC-Associazione Italiana Maestri Cattolici, UCIIM-Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi). «L’AIDU ha voluto che quest’anno il Convegno nazionale fosse “interassociativo” perché riteniamo necessario coinvolgere su temi attuali come Giovani-Istruzione-Lavoro tutti i protagonisti del mondo dell’Istruzione: scuole, università, docenti, studenti, istituzioni, esperti del settore», afferma Roberto Cipriani, Presidente AIDU e professore ordinario emerito di Sociologia nell’Università Roma Tre. Rimettere la “Relazione” al centro dei rapporti interpersonali e della comunicazione nel mondo dell’Università e della Scuola; “saper ascoltare” anche per dare il giusto supporto agli studenti per l’“Orientamento” in uscita dall’Università, alla luce delle nuove prospettive offerte dal mondo del Lavoro, oggi in continua e veloce trasformazione. Nel corso del Convegno verrà consegnato il Premio AIDU “Humboldt-Newman” 2017 (premio intitolato a due grandi innovatori del sistema universitario): quest’anno, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte, il premio verrà assegnato alla memoria di don Lorenzo Milani ed alla Scuola di Barbiana.

Il Papa: “Accogliamo gli immigrati a braccia aperteˮ

«Cristo stesso ci chiede di accogliere i nostri fratelli e sorelle migranti e rifugiati con le braccia ben aperte»: Papa Francesco ha colto l’occasione dell’udienza generale in piazza San Pietro, per lanciare la campagna a sostegno delle famiglie costrette a migrare della Caritas internazionale, intitolata “Share the Journey - Condividi il viaggioˮ perché, ha chiosato Francesco, «il viaggio si fa in due: quelli che vengono nella nostra terra, e noi che andiamo verso il loro cuore per capirli, capire la loro cultura, la loro lingua». Il Papa è tornato a ricordare l’opportunità di una nuova legge migratoria italiana «più attinente al contesto attuale».

 

«Sono lieto di accogliere i rappresentanti della Caritas, qui convenuti per dare inizio ufficiale alla campagna “Condividi il viaggio”, che ho voluto far coincidere con questa udienza», ha detto Jorge Mario Bergoglio. «Do il benvenuto ai migranti, richiedenti asilo e rifugiati che, assieme agli operatori della Caritas Italiana e di altre organizzazioni cattoliche, sono segno di una Chiesa che cerca di essere aperta, inclusiva e accogliente. Grazie a tutti voi per il vostro instancabile servizio. Meritano tutti davvero un grande applauso! Con il vostro impegno quotidiano, voi ci ricordate che Cristo stesso ci chiede di accogliere i nostri fratelli e sorelle migranti e rifugiati con le braccia ben aperte. Proprio così, con le braccia ben aperte, pronte a un abbraccio sincero, affettuoso e avvolgente, un po’ come questo colonnato di Piazza San Pietro, che rappresenta la Chiesa madre che abbraccia tutti nella condivisione del viaggio comune».

 

Il Papa, che all’udienza ha proseguito un ciclo di catechesi dedicato alla speranza cristiana, ha sottolineato che essa «è la spinta nel cuore di chi parte lasciando la casa, la terra, a volte familiari e parenti, penso ai migranti, per cercare una vita migliore, più degna per sé e per i propri cari. Ed è anche la spinta nel cuore di chi accoglie: il desiderio di incontrarsi, di conoscersi, di dialogare… La speranza è la spinta a “condividere il viaggio” perché il viaggio si fa in due: quelli che vengono nella nostra terra e noi che andiamo verso il loro cuore per capirli, capire la loro cultura, la loro lingua. È un viaggio in due e senza la speranza non si può fare. La speranza è la spinta per “condividere il viaggio” della vita, come ci ricorda la campagna della Caritas che oggi inauguriamo. Fratelli, non abbiamo paura di condividere il viaggio! Non abbiamo paura di condividere la speranza!».

 

Francesco ha anche indirizzato parole di benvenuto «ai rappresentanti di tante organizzazioni della società civile impegnate nell’assistenza a migranti e rifugiati che, assieme alla Caritas, hanno dato il loro sostegno alla raccolta di firme per una nuova legge migratoria più attinente al contesto attuale». Il riferimento è alla proposta di legge di iniziativa popolare “Ero stranieroˮ che mira a sostituire la vigente legge italiana Bossi-Fini. Per l’iniziativa – promossa tra gli altri dal centro Astalli che, via Twitter, oggi ricorda che «a San Pietro ora si firma» – il Papa aveva già fatto appello a giugno scorso. Il testo prevede, in sintesi, l’apertura di canali legali e sicuri di ingresso per lavoro nel nostro Paese, la regolarizzazione su base individuale degli stranieri già radicati nel territorio, misure per l'inclusione sociale e lavorativa di richiedenti asilo e rifugiati, l’effettiva partecipazione alla vita democratica col voto amministrativo e l'abolizione del reato di clandestinità. La proposta di legge è promossa tra gli altri da Radicali italiani, Acli, Cnca, centro Astalli – che, via Twitter, oggi ha ricordato che «a San Pietro ora si firma» – con l’adesione di organizzazioni tra cui la stessa Caritas italiana, Migrantes e comunità di Sant’Egidio.

 

Nella catechesi durante l'udienza del mercoledì, il Pontefice argentino ha concentrato la sua riflessione sul tema dei «nemici della speranza», partendo dal racconto del noto mito del vaso di Pandora: «L’apertura del vaso scatena tante sciagure per la storia del mondo», ha detto, «pochi, però, ricordano l’ultima parte della storia, che apre uno spiraglio di luce: dopo che tutti i mali sono usciti dalla bocca del vaso, un minuscolo dono sembra prendersi la rivincita davanti a tutto quel male che dilaga. Pandora, la donna che aveva in custodia il vaso, lo scorge per ultimo: i greci la chiamano elpìs, che vuol dire “speranza”. Questo mito ci racconta perché sia così importante per l’umanità la speranza. Non è vero che “finché c’è vita c’è speranza”, come si usa dire – ha notato Bergoglio –. Semmai è il contrario: è la speranza che tiene in piedi la vita, che la protegge, la custodisce e la fa crescere».

 

Il Papa ha citato il poeta francese Charles Péguy, che si stupiva «non tanto per la fede degli esseri umani, e nemmeno per la loro carità» ma per la loro capacità di sperare e lottare tenacemente per una vita migliore. La speranza, ha detto ancora il Papa, «non è virtù per gente con lo stomaco pieno» e per questo «i poveri sono i primi portatori della speranza e sono i protagonisti della storia».

 

«A volte - ha commentato ancora Francesco - aver avuto tutto dalla vita è una sfortuna. Pensate a un giovane a cui non è stata insegnata la virtù dell'attesa e della pazienza, che non ha dovuto sudare per nulla, che ha bruciato le tappe e a vent'anni “sa già come va il mondo”; è stato destinato alla peggior condanna: quella di non desiderare più nulla. È questa la peggior condanna, chiudere la porta ai desideri, ai sogni, sembra un giovane, invece è già calato l'autunno sul suo cuore, sono i “giovani d'autunno”».

 

Avere «un’anima vuota è il peggior ostacolo alla speranza», secondo il Pontefice, che ha ricordato la «accidia» menzionata dai monaci dell’antichità, che «deve essere combattuta, mai accettata supinamente. Dio ci ha creati per la gioia e per la felicità, e non per crogiolarci in pensieri malinconici. Ecco perché è importante custodire il proprio cuore, opponendoci alle tentazioni di infelicità, che sicuramente non provengono da Dio». Senza dimenticare che «non siamo soli a combattere contro la disperazione» perché «se Dio è con noi, nessuno ci ruberà quella virtù di cui abbiamo assolutamente bisogno per vivere. Nessuno ci ruberà la speranza».

'Things Could Get Very Ugly' Following Europe's Refugee Crisis

 

In 2015, record numbers of people left their homes and fled to Europe due to the rise of ISIS, the Syrian civil war, and instability in Afghanistan, the Middle East, and elsewhere. More than two million people requested asylum within the European Union between 2015 and 2016.

It’s not yet clear how this influx of newcomers will change European politics in the long term. But it has already played a role in a wave of elections that saw far-right parties—in France, the Netherlands, Germany, Hungary, Austria, Finland, Sweden, Denmark, and Italy—make gains in parliaments and join governing coalitions with mainstream parties.

Whatever the causes of the backlash against immigrants—be they economic, xenophobic, or otherwise—the governments of Europe are not alone in facing the challenge. In the United States, the Trump administration has adopted a harsh anti-immigration and anti-refugee stance, one he’s been blocked from fully implementing—early proposals for a travel ban aimed at residents of several Muslim-majority nations were held up in the courts, and his long-promised wall along the U.S.-Mexican border is making little headway.Nevertheless, anti-immigration sentiment has not developed without reasons of its own—and it is for those reasons that it has found a political constituency. In his new book, Go Back to Where You Came from: The Backlash Against Immigration and the Fate of Western Democracy, Sasha Polakow-Suransky chronicles the backlash against refugees and immigrants in Europe and the United States, and how it is reshaping politics. I spoke with Polakow-Suransky about the lessons that can be drawn from the refugee crisis and what the United States can learn from Europe. In particular, he made the case that the left is unwise to dismiss concerns about the speed and numbers of immigration. Below is a condensed and edited transcript of our conversatio

Annabelle Timsit: What is the main message of your book, and why did you write it?

Sasha Polakow-Suransky: The fear that has become pervasive in many European countries and in the United States about Muslim immigrants, about refugees, about terrorism, is misplaced—which is not to say that there is not a threat from Muslim fundamentalists, or that there is not a problem with absolute and uncontrolled immigration. But there are a lot of politicians who have capitalized on that fear, and my argument is that we should be much more afraid of those politicians and those parties, and what they could do to unravel Western liberal democratic states.

On a personal level … it’s a story and a debate that resonates because … the rhetoric coming from nativist politicians today regarding Muslim immigrants and refugees is very similar to what we heard in the 1930s regarding Jewish refugees fleeing Europe, and in the ’30s in South Africa, when my grandparents fled there. More broadly, I think that [Muslim immigration] is a fundamental political question in Europe right now, and it is becoming a fundamental political question in the U.S., because of the way in which Trump and the people around him have weaponized the issue politically, in order to stoke the anger and resentment of their followers.

Timsit: What hope do you see for the European model of integration today that was not there in the 1930s?

Polakow-Suransky: On the far right there is this widespread pessimism that this cannot work, and that there is a fundamental civilizational clash that makes it impossible to integrate these people. I think that’s nonsense. It plays well with their voters, but it’s not an accurate description of what the problem is. … I think that it’s absolutely possible, but there have been real failures in many European countries. One of the problems is keeping people out of work. By making it difficult or impossible for newly arrived refugees to integrate into the labor market, they created all sorts of social problems, for those people and for their children, and that’s something that will have to change.

One fundamental question that will have to be addressed is: If these societies are taking in significant numbers of people, are they doing so at a pace that is manageable for schools, and the labor market, and the other institutions that are actually going to have to do the heavy lifting of integration?

In that sense, there are people on the right who have a point about the speed and the numbers [of immigration]; but I think we have to distinguish between the people who are saying that [unchecked immigration] will undermine the possibility of integrating them effectively, and the people who are saying these people don’t want to be part of our civilization and are not capable of integrating into it, and therefore we have to keep them out.I think what’s happening in Europe right now is that a lot of people who are actually making the second argument are couching it as the first.

Timsit: You describe political parties in Europe breaking down over the issue of immigration; do you see the same thing happening here in the U.S.?

Polakow-Suransky: I’m from Michigan, and the phenomenon going on in the suburbs and other areas surrounding Detroit really does strike me as similar: Unionized factory workers, in a highly industrialized area of the country, who used to vote reliably Democratic and whose identities were often linked to their work and to the organized labor movement—they progressively lost jobs, union representation went down, areas that used to be pretty stable and prosperous have gone downhill. … So if you look at it that way, it isn’t that different from a place like Calais, or post-industrial areas of Northeastern France.

[While] there’s a lot of similarity in the resentments and grievances that are driving these voters to abandon their old political allegiances and back populist right-wing candidates, the way it has played out politically is different: The U.S. has a rigid, two-party structure, but in most European countries, coalitions determine who comes to power, so far-right parties can become kingmakers when they gain a large enough share of the vote, and they drive debate and influence policy even when they don’t win.

 

 

I think that’s part of the genius of what [France’s National Front party leader Marine] Le Pen and other [far-right] leaders did: They rebranded themselves as defenders of the welfare state, a classically left-wing position, while holding onto their xenophobic immigration policies. This combination of statist economic policy and nativism was attractive to certain working-class voters who felt abandoned by the center-left and resented the change immigration brought to their neighborhoods. Add to that a strong dose of overtly xenophobic campaign rhetoric that blamed foreigners for most of the country’s social and economic problems, at a time when refugees were arriving in large numbers, and you had a perfect storm and an optimal political moment for nativist politicians to win.

In the U.S., we essentially had a populist nativist candidate with dubious GOP credentials execute a hostile takeover of the Republican Party, and redirect the party in a way that appealed to a certain xenophobic segment of the GOP, but also to new voters who were not previously Republican—which explains Trump’s success in places like Michigan and Wisconsin.

Timsit: In the U.K., frustration is directed not just at Muslim immigration, but also at immigrants from Eastern Europe. What does that tell you about what’s motivating the immigration backlash?

 

Polakow-Suransky: There’s absolutely raw racism, blatant Islamophobia, and fear of immigrants coming from Africa, Asia, and the Middle East driving the backlash in some respects—that exists, it’s undeniable, and it’s getting stronger. At the same time, the Polish and Eastern European issue shows that there is much more complexity there.One of the problems with this debate is that people are too quick to vilify everyone and place them in the same category. There is some complexity to the views of xenophobes—people on the left say that all of these people are vile racists, but I think that is a political cop-out, because it doesn’t go anywhere to resolving the problem. If you’re a politician, you need to address that. My argument is that you don’t have to cave in morally to the nastiest policy preferences of some of these voters in order to address their issues.

Timsit: Today, parts of Europe are ruled by leaders who are more open to immigration, and the United States is ruled by an anti-immigration president. Looking a few years ahead, what does this mean for immigration policy?

Polakow-Suransky: I predicted that things would play out in the opposite way, geographically. When I started writing the book, I genuinely feared that [far-right politician Geert] Wilders’s party would get the most votes in Holland, that Le Pen had a real chance of winning in France, and I didn’t take Trump seriously enough until the very end.

But on this, I would say that it doesn’t really matter if a far-right party wins power, because their ideas have gone mainstream and influenced the terms of the debate. Centrist parties, both center-right and center-left, have caved to certain demands from the far-right in pretty much every European country. And in Eastern Europe, in places like Poland and Hungary, the trend towards outright illiberal democracy is even stronger.

What I worry about is that, if there’s another [refugee] crisis, if the kinds of numbers we saw in 2015 happen again, if there’s a massive refugee flow into Europe, then I think some very dangerous and scary policies are going to be on the table—[including] an attempt to outsource the problem, either by paying North African countries to warehouse people in camps so they don’t come to Europe, or by trying to stop the flow earlier on by giving military aid to African and Middle Eastern governments. When or if that happens, things could get really ugly.

Adesivi antisemiti. Calcio in campo, si legge Anna Frank.

Sono 15 gli ultras identificati dalla polizia nell'ambito dell'inchiesta avviata dalla Procura sulle foto di Anna Frank con la maglietta della Roma comparse in curva sud nel corso della partita di domenica tra Lazio e Cagliari. La Digos li ha scoperti grazie alle immagini del sistema a circuito chiuso dell'impianto. Una nuova informativa con l'indicazione dei presunti autori delle affissioni sarà inviata a breve in procura dove è aperto un fascicolo per istigazione all'odio razziale.

Ci sono anche due minori tra le persone identificate finora. Tra loro alcuni appartenenti agli "Irriducibili". 

"Si tratta di scherno e sfottò da parte di qualche ragazzo forse, perché in questo ambito dovrebbe essere collocata questa cosa, anche in virtù del fatto che, come da sentenza di tribunale (qui la decisione dello scorso 2 febbraio 2017), non è reato apostrofare un tifoso avversario accusandolo di appartenere ad altra religione". Così in una nota il direttivo degli Irriducibili della Lazio. "Ma evidentemente nemmeno la Figc se ne ricorda se è vero che hanno aperto un'inchiesta".

Il presidente della Lazio, Claudio Lotito ha depositato alla Sinagoga una corona di fiori. "Oggi - ha detto - con questo gesto intendiamo ribadire la nostra posizione, chiara e indefettibile: la Lazio ha sempre represso certi fenomeni, con iniziative nelle scuole. Da oggi intendiamo promuovere un giorno ogni anno in cui portare 200 ragazzi ad Auschwitz".

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha parlato con il Ministro dell'Interno di quanto accaduto all'Olimpico. Minniti, si legge in una nota del Quirinale, gli ha assicurato grande impegno per individuare i responsabili di un comportamento così ignobile affinché vengano perseguiti secondo la legge e vengano definitivamente esclusi dagli stadi.

"Ci sono delle cose incredibili che continuano ad accadere come, ad esempio, che un gruppo di ultrà di una squadra di calcio pensi di scherzare sulla storia e la figura di Anna Frank", ha commentato il premier Paolo Gentiloni. "E' successo - ha aggiunto - qualcosa di incredibile, inaccettabile, da non minimizzare e da non sottovalutare. Non sottovalutiamo i rischi del diffondersi di tensioni nel nostro tessuto sociale".

"Siamo indignati per la strumentalizzazione dell'immagine di Anna Frank, icona della vittima incolpevole e icona dell'umanità impotente di fronte alla brutalità del male, Anna Frank non rappresenta un popolo o un gruppo etnico, Anna Frank siamo tutti noi al cospetto dell'inaccettabile. La sua figura non può essere usata per offendere qualcuno, è inconcepibile quello che si è verificato". Così il ministro degli Esteri, Angelino Alfano.

Gli adesivi e i volantini offensivi sono stati rimossi dagli addetti alle pulizie dello stadio in vista della gara di mercoledi' della Roma con il Crotone. Immediata la protesta della comunità ebraica romana.

Efraim Zuroff, direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme,definisce "sconvolgenti, miserevoli, ripugnanti" gli insulti antisemiti da parte degli ultrà laziali. "Non ci sono parole per condannare un gesto così vergognoso. Si banalizza la Shoah, si trasforma un'immane tragedia in una semplice bega fra tifoserie". Zuroff, pur comprendendo "l'impatto simbolico" di giocare con la Stella Gialla sulle maglie,come proposto da Renzi,ha detto: "non aggiunge conoscenza:meglio far visitare Auschwitz ai giocatori".

"Se fossi il presidente di una squadra di calcio domani farei mettere sulle maglie la Stella di David al posto dello sponsor #annafrank", scrive su Twitter il segretario del Pd Matteo Renzi, dopo la vicenda del fotomontaggio dei tifosi della Lazio con il volto di Anna Frank e la maglia della Roma.

Il Papa benedice l'Italia

"Sento il dovere di esprimere gratitudine all'Italia e alla Grecia perché hanno aperto il cuore ai migranti, ma non basta aprire il cuore", spiega Bergoglio invitando, poi, "l'umanità" a prendere coscienza dei "lager", che si trovano in Libia, e delle condizioni degli immigrati che "vivono nel deserto""Allora - intima - (servono, ndr) cuore sempre aperto, prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria". E non manca di criticare Donald Trump per aver cancellato la normartiva che protegge i figli degli immigrati arrivati clandestinamente negli Stati Uniti.

L'accoglienza degli immigrati

Sul volo AV150, che lo riporta in Vaticano, papa Francesco torna a mettere al centro della propria pastorale gli immigrati. "Il problema è avere sempre un cuore aperto - spiega - ricevere i migranti è un comandamento di Dio". Ma ricorda anche che un governo deve gestire gli sbarchi usando "prudenza" e valutando, in primis, quante persone può accoglieree, in secondo luogo, sapendo che non solo deve "riceverli, ma anche integrarli""Ho visto esempi in Italia di integrazioni bellissime", spiega, poi, il Pontefice raccontando ai giornalisti in volo il caso di una giovane immigrata che ha recentemente incontrato all'università di Roma Tre. "Era venuta da Lesbo in aereo con me, ora ha imparato la lingua, ha fatto l'equiparazione - continua - questo si chiama integrare".

Durante la chiacchierata con i giornalisti, papa Francesco ricorda il viaggio in Svezia per i 500 anni di Lutero. In quell'occasione aveva preso la Svezia come "modello di integrazione", ma adesso anche il governo di Stoccolma si è accorto che non può andare avanti ad accogliere all'infinito. Per Bergoglio, invece, servono "cuore sempre aperto, prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria""Nella coscienza collettiva c'è che ogni volta che tutti i Paesi vanno in Africa lo fanno per sfruttare - incalza - bisogna capovolgere questo: l'Africa è amica e va aiutata".

L'attacco a Trump sui "dreamers"

"Ho sentito di questa legge...". Papa Francesco torna ad attaccare Donald Trump per aver aboloto la normativa voluta da Barack Obama che tutela i figli degli immigrati entrati clandestinamente negli Stati Uniti. "Non la conosco bene, però staccare i giovani dalla famiglia non è una cosa che dà un buon frutto né per i giovani né per la famiglia", spiega Bergoglio usando molta diplomazia per rispondere a una domanda sull'abolizione dei "dreamers". "Questa legge - continua - viene dall'esecutivo e non dal Parlamento, se è così, ho speranza che ci si ripensi un po', perché ho sentito parlare il presidente degli Stati Uniti che si presenta come un uomo pro life, e se è un bravo pro life capisce l'importanza della famiglia e della vita e va difesa l'unità della famiglia, quando i giovani si sentono sfruttati, alla fine, si sentono senza speranza. E chi la ruba? La droga, le altre dipendenze, il suicidio, che avviene quando vengono staccati dalle radici". Secondo il Pontefice, infine, "è importante il rapporto con le radici, i giovani sradicati vogliono ritrovare le radici, per questo insisto sul dialogo tra giovani e anziani, perchè lì ci sono le radici, per evitare i conflitti con le radici più prossime dei genitori""Qualsiasi cosa che vada contro le radici - argomenta - ruba la speranza".

I cambiamenti climatici

"Mi viene una frase dell'Antico Testamento: l'uomo è uno stupido, un testardo che non vede". Le parole di Papa Francesco sui cambiamenti climatici e i rinvii internazionali riguardo ai provvedimenti proposti sono state durissime. "L'unico animale del creato che mette la gamba sullo stesso buco è l'uomo, il cavallo e gli altri non lo fanno", aggiunge il Pontefice stigmatizzando "la superbia e la sufficienza" nelle posizioni assunte da alcuni leader e opinionisti su questo tema. "E poi - continua Francesco rincarando la dose - c'è il dio tasca, tante decisioni non solo sul Creato dipendono dai soldi". Quindi, conversando con i giornalisti, fa alcuni esempi che, secondo lui, dimostrano la gravità del problema dei cambiamenti climatici: "L'altro giorno è uscita la notizia di quella nave russa che è andata dalla Norvegia al Giappone e ha visto che il Polo Nord è senza ghiaccio. Poi - continua - è uscita quella notizia da un università sul fatto che 'abbiamo soltanto tre anni per tornare indietro, al contrario (ci saranno, ndr) conseguenze terribili'. Ebbene - incalza ancora - io non so se è vero questo fatto dei tre anni o no, ma se non torniamo indietro, andiamo giù". E ancora: "Tutti noi abbiamo una responsabilità morale, accettare, prendere decisioni, e dobbiamo prenderlo sul serio, credo sia una cosa molto seria. Ognuno ha la sua responsabilità morale, i politici hanno la loro. Che uno chiede agli scienziati, sono chiarissimi, che poi decida e la storia giudicherà sulle sue decisioni".

Il Papa ricorda, poi, che il prezzo più alto dei cambiamenti climatici lo pagano i poveri"A Cartagena - conclude - ho cominciato con una parte povera della città, dall'altra parte c'è la parte turistica... lusso, e lusso senza misure morali. Ma quelli che vanno di là non si accorgono di questo? Gli analisti sociopolitici non si accorgono? Quando non si vuol vedere non si vede, si guarda da una parte soltanto".