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Niente burche piu' in Afganistan

Il portavoce dei talebani, Suhail Shaheen, ha dichiarato a Sky News che le donne afghane potranno accedere all'istruzione, compresa l'università, sotto il dominio dei talebani, aggiungendo che le donne dovranno indossare l'hijab ma non il burqa. Suhail Shaheen ha affermato inoltre che "migliaia" di scuole continuano a funzionare.

 

Il gruppo ha già annunciato una "amnistia generale" in Afghanistan e rassicurato coloro che avevano lavorato con il precedente governo: "Le loro proprietà saranno salvate e il loro onore e le loro vite saranno al sicuro

Una corsa disperata di fugire da Afganistan

Una corsa disperata, alla ricerca di una via di fuga da Kabul. Sono scene estreme quelle alle quali stanno assistendo fin dalle prime ore del mattino le migliaia di afgani che stanno cercando di scappare tramite l’aeroporto, dopo l’entrata nella capitale delle milizie talebane. In molti cercano addirittura di aggrapparsi alle ali o alle ruote degli arei, come si vede in un video relativo al rullaggio di un velivolo statunitense. Ma tanti, come si vede da alcune immagini pubblicate sui social, cadono nel vuoto poco dopo il decollo, tra lo sguardo attonito di chi era rimasto sulla pista.

Silenzio sulla tragedia nel Meditterraneo

Oltre 800 persone la scorsa settimana sono state tratte in salvo nel Mediterraneo. Ben 555 il numero dei migranti ospitati sulla Ocean Viking della Sos Mediterranèe francese. Tra esse un bimbo di tre mesi e 28 donne (di cui due incinta). E' l'impegno delle Ong presenti nel Mediterraneo, mentre l'autorità Ue ancora una volta si volta dall'altra parte.
“Nonostante le imbarcazioni siano in situazioni critiche e le autorità Ue ne siano consapevoli, i migranti sono lasciati a rischiare la vita”, ha denunciato Alarm Phone. “Quattro delle barche sono lasciate alla deriva in zona Sar maltese. Nella notte abbiamo perso il contatto con quella che ha a bordo 240 persone e non sappiamo nulla delle loro condizioni. Abbiamo fornito aiuto a centinaia di profughi per numerose ore, anche durante la notte. Ma aspettiamo ancora di sapere dalle autorità europee se abbiano intenzione di porre in essere le urgenti operazioni di soccorso. I loro ritardi potrebbero già aver causato fatalità e più il tempo passa, più la probabilità di un disastro aumenta”.
“Molti soffrono di mal di mare. Alcuni sono svenuti sul nostro ponte per il calore e il calvario che hanno vissuto”, ha spiegato il capo del team medico.
Ancora una volta le denunce giunte lasciano un profondo senso di rabbia.
Lunedì mattina è stata la Sea Watch 3 ad intervenire, strappando dalle grinfie del mare 263 profughi. Quattro giorni dopo la situazione è ancora critica e non è stato assegnato un porto sicuro: "Abbiamo inviato una segnalazione al Tribunale di Catania per notificare la presenza di oltre 70 minori a bordo, la maggior parte non accompagnati... Sono disidratati, feriti, traumatizzati" hanno denunciato su Twitter i responsabili dell'imbarcazione. E poi ancora si legge: "Mentre l'Italia rinsalda la sua collaborazione con la Libia attraverso il voto in Senato sul rinnovo delle missioni e la visita della ministra Lamorgese, queste persone vengono lasciate in mare. Hanno sofferto abbastanza. Chiediamo l'assegnazione di un porto sicuro".
E' la fotografia di oggi. Quella di un'Italia che resta inerme tanto quanto l'Europa intera.
Nei giorni scorsi in un video la portavoce Giorgia Linardi aveva affermato: “Le autorità ci hanno ignorato, non abbiamo ricevuto alcun supporto. In questo momento solo le ong sono in mare a dare aiuto, e tuttavia non è sufficiente. Le autorità sono completamente assenti e possibilmente, quando arriveremo in porto, ci bloccheranno ancora accusandoci di aver salvato troppe vite, le stesse che hanno deciso di abbandonare in mare”.
E' attraverso queste dichiarazioni che possiamo provare a comprendere la criticità della situazione nel Mediterraneo. In mare sono le vite di centinaia di persone ad essere messe in pericolo e l'inerzia delle istituzioni non ha alcuna giustificazione.

Migrants and refugees and Covid emergency

With more people forced to flee their homes as a result of conflict, instability, and natural disaster, the World Health Organization is working hard to ensure that migrant and refugee health is incorporated into global health responses.

“For me, as a single parent seeking asylum, it’s very scary because there’s the extra added worry of who would look after my kids should I fall sick. The fear can be paralyzing.”

“In here, the situation is not good. Overcrowded camp. No physical distance among refugees. We use the same toilet and shower. Food line about 20,000 refugees.”

“Corona has been a nightmare for the homeless as essential services shut down, and I was not able to access toilets anywhere. I ended up with a urinary tract infection and at the hospital due to the extreme pain. Overall, many people were kind and gave me food or money when they saw me alone on the street; others were very hostile when I wanted to access their toilet in cafes.”

These are a few of the harrowing anecdotes from a recent World Health Organization (WHO) survey that illustrates the everyday experience of migrants during the COVID-19 pandemic. The study, which surveyed over 30,000 refugees and migrants living in 170 countries, was carried out by WHO’s Global Health and Migration Programme to learn more about how the global pandemic has affected this vulnerable group.

Many of the respondents had fled war or dire economic conditions in their home country only to be faced with the additional challenges posed by COVID-19. Travel restrictions including border closures, suspension of resettlement travel, and last-minute deportation left many stranded or forced to stay in cramped, makeshift shelters or detention centres. Amid these uncertain, precarious conditions, many migrants described either a lack of access to health services or a fear of seeking them out — even if they were experiencing COVID-19

SEXUAL BASE THREATENING BY AUSTRIAN HOOLIGANS TO A CROATIAN GIRL IN AUSTRIA

This morning at 4am the Croatian girl  Raquel DEUS who is living last  two months in Trandorf , in the house of her mother  ,was waken up by strong bumps on her door and shouting of six man who were standing outside and shouting

WE WANT TO FUCK YOU !!! WE ARE GOING TO FUCK YOU!!! DO YOU UNDERSTAND WE ARE GOING TO FUCK YOU!!!

They even tried to enter into the house but fortunately did not succeed .The girl has called immediately the police from Spitz Wachau who came in half an hour asking her does she has a photo of them. She did not have a photo of them but since they came without the car , it is evident that they are living in that small village .

It is a striking  case of miserable xenofobic  mentality of young narrow minded  people who are strong just in group when they are  threatening the foreign girl who is living alone .


Raquel Deus who was under strong shock  said to our reporter

I COULD NOT BELEIVE TO MY EARS WHAT I HEARD . IT IS NOT THE FIRST TIME THAT THEY ARE BUMPING  ON MY DOOR IN DEEP NIGHT WHEN THEY ARE GOING OUT FROM  THE NEARBY BAR OR SHOUTING THE BAD WORDS WHEN SITTING IN THE BAR, BUT THIS TIME IT WAS REALLY SOMETHING HORRIBLE SEEING SIX STRONG AND BIG MAN IN FRONT OF MY DOOR WHO ARE SHOUTING  WE WANT TO FUCK YOU!!!!!!!!!!  AND BUMPING ON MY DOOR.I CALLED IMMEDIATELY THE POLICE ,HOPE THAT THEY WILL FIND THEM BECAUSE THEY ARE LIVING  IN THIS SMALL VILLAGE WHERE EVERYBODY KNOWS EVERYBODY .MY MOTHER BOUGHT THE HOUSE IN TRANDORF THINKING THAT IT WILL BE A NICE HOLIDAY HOUSE BECAUSE IT LOOKS GREAT BUT IT BECOMES A REAL HELL ON THE EARTH .I CAME HERE TWO MONTHS AGO TO FIND THE WORKERS WHO COULD FINISH SOME WORKS ON HOUSE  , SO WE CAN USE IT FOR HOLIDAYS . I NEVER EXPECTED THAT IT COULD HAPPEN TO ME  SOMETHING LIKE THAT .I WAS LIVING WITH MY PARENTS ALL OVER THE WORLD , IN SPAIN, IN CZECH REPUBLIC, DUBAI , LAST 20 YEARS IN ITALY AND I NEVER HAD ANY KIND OF SUCH TERRIBLE EXPERIANCE.I HOPE THAT THE POLICE FROM SPITZ WACHAU WILL FIND THEM SOON .


 

 

 

 

 

La nonna masacrata da un immigrato

La donna di 69 anni si trova in fin di vita, ricoverata in ospedale a Siena, dopo essere stata aggredita a martellate in testa da un 34enne del Burkina Faso, accusato di tentato omicidio, lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale. Da una prima ricostruzione dei fatti, verso la mezzanotte di giovedì 8 luglio la 69enne di Siena, in vacanza a Follonica insieme ai due nipoti minorenni, 9 e 11 anni, stava rientrando presso l'appartamento dove alloggiava.