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Trump Pressures Democrats to Bargain on Immigration

WHITE SULPHUR SPRINGS, W.Va. — President Trump turned up the pressure on Democrats on Thursday to come to an agreement with Republicans on protections for young undocumented immigrants, asserting that opposition leaders “talk a good game” but cared more about politics than actually resolving the matter.

In a speech to Republican lawmakers at their annual retreat, Mr. Trump complained that Democrats were unwilling to budge and would rather see him fail than make progress on immigration or other issues that would benefit the country. At the same time, he warned his fellow Republicans that they would have to make compromises themselves to reach a deal.

“They talk a good game with DACA, but they don’t produce,” Mr. Trump said of Democrats, referring to the Obama-era policy known as Deferred Action for Childhood Arrivals, or DACA, that he has ordered canceled. “Either they come on board or we’re just going to have to really work” to elect more Republicans in the midterm congressional elections in the fall.

Mr. Trump moved in September to end the DACA program, which grants work permits to immigrants brought to the country illegally as children and protects them from deportation, on the grounds that President Barack Obama exceeded his authority by creating it through executive action. But Mr. Trump has expressed support for protecting those immigrants, known as Dreamers, through legislation if Congress can agree. He gave lawmakers until March 5 to take action, though his cancellation of the program is now tied up in the court system.

The president’s comments on Thursday in his speech at the retreat, held at the Greenbrier resort in West Virginia, came hours after he denounced Democrats on Twitter for “doing nothing about DACA.”

Le leggi razziali una macchia indelebile

Il cammino dell'umanità è purtroppo costellato da stragi, uccisioni, genocidi. Tutte le vittime dell'odio sono uguali e meritano uguale rispetto. Ma la Shoah per la sua micidiale combinazione di delirio razzista, volontà sterminio, pianificazione burocratica, efficienza criminale, resta unica nella storia d'Europa". Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento alla celebrazione del 'Giorno della Memoria' al Quirinale. In prima fila alla cerimonia c'erano sono, tra gli altri, Pietro Grasso, Laura Boldrini, Roberta Pinotti, Angelino Alfano, Valeria Fedeli, Maria Elena Boschi, Virginia Raggi, Riccardo Di Segni. La cerimonia era condotta dagli attori Remo Girone e Victoria Zinny.

"Le leggi razziali rappresentano un capitolo buio, una macchia indelebile, una pagine infamante della nostra storia". Lo afferma il capo dello Stato, Sergio Mattarella, intervenendo alla celebrazione 'Giorno della Memoria' al Quirinale. Con quelle leggi, prosegue Mattarella, "si rivela al massimo grado il carattere disumano e il distacco definitivo della monarchia dai valori del Risorgimento e dello Statuto liberale".

"Sentir dire che il fascismo ebbe alcuni meriti ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l'entrata in guerra", è un affermazione "gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione". "Razzismo e guerra - aggiunge Mattarella - non furono deviazioni o episodi rispetto al modo di pensare" del fascismo "ma diretta e inevitabile conseguenza".

"Ci sono certi cancelli e certi fili spinati che la mente e il cuore non possono più superare, da cui non si può più uscire ed entrare...". Sono le parole semplici e strazianti con cui la senatrice Liliana Segre ha risposto a una bambina che le chiedeva come mai non fosse più voluta tornare nel campo di concentramento in cui è stata internata.

"Non posso dimenticare la notte del 2 agosto 1944...". Comincia così la risposta del sopravvissuto Piero Terracina a Gennaro Spinelli, rappresentante della comunità rom, sinti e camminanti, che ringrazia il presidente Mattarella di essere stato invitato per la prima volta alla cerimonia. "Noi - spiega commosso - eravamo nel campo della morte e ogni giorno, ogni notte eravamo sottoposti ad atroci selezioni. Chi andava a destra finiva nel forno crematorio. Ne ho superate tante e solo per puro caso. Vicino a noi c'era il campo dei sinti rom: loro avevano ancora i bambini, i capelli, i loro vestiti. Pensavamo si sarebbero salvati e sarebbero tornati liberi per il mondo come erano sempre stati. Una notte piombarono le SS e noi tememmo che ci avrebbero sterminato tutti. Invece andarono da loro... La mattina oltre il filo spinato c'era solo un agghiacciante silenzio. Il fumo nero dei forni crematori ci disse il resto. In una notte li sterminarono tutti quanti. Ho visto tante cose terribili, ma non posso dimenticare la notte atroce dello sterminio degli zingari".

"Non dobbiamo pensare di essere distanti da quella furia dissennata che ha permesso a degli esseri umani di costruire una fabbrica della morte per altri esseri umani", quell'odio "è replicabile" e "gli unici vaccini in grado di contrastarlo sono la conoscenza, la cultura e l'educazione che superano paure e timori, combattono discriminazioni, sopraffazione e violenza". Lo ha sottolineato la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, nel suo intervento alla celebrazione del 'Giorno della Memoria' al Quirinale. Esprimendo gratitudine al presidente Mattarella per la scelta di nominare Senatrice a vita Liliana Segre ( "ha un grande valore educativo, proprio in quest'anno in cui ricorre l'80esimo anniversario dalla emanazione delle leggi razziali"), la ministra ha ribadito che la scuola è il luogo in cui si educano studentesse e studenti "alla cittadinanza attiva, al rispetto di ogni persona e dei suoi diritti, all'accoglienza e all'inclusione della diversità".

Artigianato e case, opportunità per Niger

La cultura, l'artigianato e l'urbanizzazione come risposta ai flusso dei migranti in Niger e come alternativa locale al sistema economico che sfrutta il fenomeno migratorio. È questa l'idea del Cisp, Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli, ong attiva anche nel Paese africano.

Il Cisp è infatti in Niger dal 2006. In questi anni "abbiamo visto un grande cambiamento dei numeri dei flussi migratori, sempre di transitanti", racconta ad ANSAmed Marta Abbado, rappresentante dell'ong in Niger.

L'organizzazione nel Paese porta avanti il progetto 'Impiego legato al patrimonio', nel quale le persone coinvolte sono al 50% i migranti transitanti nella regione di Agadez. "Abbiamo cominciato con il restauro della città vecchia. Cerchiamo poi di mantenere vive le tecniche per realizzare oggetti della cultura Tuareg e l'artigianato tipico". L'obiettivo è quello di "portare questa cultura all'esterno, esportando questa produzione artigianale", spiega Abbado. Per i migranti questi progetti "sono un messaggio di speranza, per dire loro che per trovare un lavoro non hanno bisogno di venire in Europa".

Nel corso degli anni "intorno al fenomeno migratorio si è creato un vero e proprio sistema economico", non solamente legato al traffico illegale, spiega Sandro De Luca, direttore dei programmi per l'Africa del Cisp. Nel momento in cui questo flusso viene reso illegale, "bisogna dare alternative alle persone della zona che di quel fenomeno vivevano, e programmi di questo tipo cercano di ricostruire un sistema economico possibile attorno all'artigianato e al turismo".

Il Cisp lavora anche in altre zone di crisi del Niger, come la regione di Diffa, immediatamente a nord del confine con la Nigeria, con la più forte instabilità legata a Boko Haram. "Qui stiamo facendo un lavoro di costruzione di case con tecniche tradizionali, che servono a ospitare sfollati, rientrati, rifugiati, nell'ambito delle attività di pianificazione urbana.

Cerchiamo di dare una risposta di lungo periodo, smettendo di concepire la risposta ai fenomeni dei rifugiati solo con questi enormi campi di tende", sottolinea De Luca.

"Nell'ultimo anno il numero ufficiale dei flussi migratori in Niger si è dimezzato, grazie a una legge che combatte i passeur", racconta Abbado, ma "il deserto è grande, e se non passano in una città, lo fanno a 50 chilometri".

L'Italia ha annunciato che realizzerà una missione militare in Niger a sostegno degli sforzi nel controllo alle frontiere per regolare i flussi migratori. "I confini in queste aree spesso sono puramente teorici, e le capacità di controllo sono deboli", sottolinea De Luca. "Indubbiamente il tema della sicurezza è importante, e un appoggio internazionale su questo ci sembra comprensibile", ma "non ci aspettiamo che questo intervento risolva il problema migratorio".

"Non sono razzista", Trump si difende

 

Il presidente americano Donald Trump respinge le accuse di razzismo dopo aver usato parole offensive nei confronti di Haiti, El Salvador e paesi africani. "Non sono razzista, sono la persona meno razzista che potrete mai intervistare, ve lo posso garantire", ha affermato rivolto ai giornalisti al suo arrivo al Trump International Golf Course, a Palm Beach, in Florida ieri sera. Trump aveva ammesso di aver usato un linguaggio "forte" in un incontro dedicato all'immigrazione giovedì alla Casa Bianca con un gruppo di senatori.

Nel colloquio nello Studio Ovale con alcuni membri del Congresso che gli suggerivano il ripristino di protezioni per

le migliaia di immigrati da Haiti, El Salvador e da alcuni Paesi africani, Trump avrebbe detto: "Perché gli Stati Uniti devono avere tutta questa gente da queste mer... di Paesi?". Secondo quanto riportato dal 'Washington Post', che cita due fonti anonime informate sull'incontro, il presidente americano avrebbe anche suggerito che gli Stati Uniti dovrebbero attirare più immigrati da Paesi come la Norvegia.

Moscovici: "Voto Italia rischio per Ue"

"Tra i rischi che si potrebbero materializzare entro il 2019" nell'Unione Europea c'è quello che riguarda "la governance di grandi paesi europei che è una questione complicata" in particolare in Italia, in Spagna e in Germania. Ad affermarlo, nel corso della conferenza stampa a Parigi nella sede della Commissione Ue in Francia, è il Commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici. L'Italia, rileva, "si prepara ad elezioni incerte" e non è chiaro "quale sarà la maggioranza, quale programma europeo ne uscirà mentre la situazione economica del Paese non è ancora tra le più solide nella zona euro". "Fortunato chi potrà dire" quale sarà l'esito delle elezioni, sostiene Moscovici.Per l'Italia "l'idea di salire al di sopra del 3% nel rapporto deficit/Pil mi pare un'assurdità economica, dal momento che sappiamo bene che la principale sfida per l'Italia è l'indebitamento - sottolinea Moscovici - Aggiungere debito al debito non rafforza la fiducia, ma distrugge la fiducia e impedisce di finanziare i servizi pubblici". Dunque, Moscovici auspica che quello elettorale "sia un dibattito razionale e che questa razionalità sia una razionalità europea: tutto questo mi parrebbe di buon senso".

"Quello che desidero anzitutto - aggiunge Moscovici - è che l'Italia abbia, dopo le elezioni, un governo pro-europeo e pro-euro, perché l'Italia è un Paese fondatore dell'Europa e perché è un Paese al cuore della zona euro. Non si può approfondire, democratizzare e rafforzare l'Eurozona senza un contributo, un impulso italiano forte: l'Italia è stata sempre pronta agli appuntamenti, vorrei che lo fosse anche nel 2018 come sempre è stato nella storia, una cosa che è nel suo interesse". "Non vedo per quale ragione - conclude - l'Italia si debba mettere ai margini dell'Eurozona: il posto dell'Italia è al cuore della zona euro".

"Non ho commenti da fare sulla situazione politica in Italia: spetta agli italiani scegliere il proprio governo", replica poi il commissario europeo, alla domanda se a suo parere sia più preoccupante per il futuro della zona euro una vittoria del centrodestra o del Movimento Cinque Stelle. "Come commissario europeo - continua - lavoro molto bene con il governo di Paolo Gentiloni, con Pier Carlo Padoan".

"Non è un segreto - prosegue Moscovici - che sugli orientamenti europei, sulle decisioni da prendere sulla zona euro, c'è una convergenza di vedute molto chiara con Paolo Gentiloni, Pier Carlo Padoan e il governo. Per il resto, questo non significa nulla per quanto riguarda le scelte che faranno gli italiani: la Commissione e io stesso, come d'abitudine, lavoreremo con il governo democraticamente eletto dagli italiani".

"Semplicemente - prosegue Moscovici - non si può evitare, nella ricerca di un approfondimento della zona euro, di avere dell'interesse o delle simpatie per chi lo promuove".

"Mi si potrebbe sospettare - aggiunge - come socialista e democratico, di avere delle simpatie per il Pd, e non si avrebbe torto, ma questo non avrebbe alcun impatto sulla qualità del lavoro che possiamo sviluppare con qualsiasi governo italiano e sulla sovranità del popolo italiano nel scegliere i suoi candidati. Quello che desidero prima di tutto - conclude - è che l'Italia, dopo le elezioni, abbia un governo pro europeo e pro euro".

INCOGNITE EUROPEE - Ma non c'è solo l'Italia tra le incognite europee. In Spagna - ha ricordato il commissario - "il governo è minoritario e deve affrontare la crisi catalana" mentre in Germania "aspettiamo ancora un nuovo Governo ma mi rallegro per l'accordo di principio trovato venerdì. La strada per un nuovo governo è ancora lontana ma accolgo con favore il senso di responsabilità dell'Spd. Entrare in nuova colazione non è facile per loro". La Germania, aggiunge Moscovici, "ha bisogno di un governo stabile e l'Europa ha bisogno di una Germania ambiziosa".

CRESCITA ECONOMICA - "L'Europa ha ripreso colore, la crescita economica europea è superiore al 2% e non vediamo un calo dell'andamento nel breve termine. Quindi l'Europa può contare su una crescita solida e durevole", ha affermato Moscovici sottolineando che si registra anche "una ripresa, seppur lenta, dell'occupazione" e si osserva "un calo della disoccupazione".

La situazione di bilancio dei paesi europei, sottolinea ancora Moscovici, "sta migliorando. Nel 2010 c'erano 23 paesi con deficit eccessivo, 17 nel 2014 e ormai sono solo due, la Francia e la Spagna. Mi auspico che nei prossimi mesi non ce ne sia neanche uno. Sono fiducioso". Il Commissario Ue ricorda, inoltre, "che la soglia del 3%" del deficit/pil "non è un obiettivo ma è un limite". Ormai, rileva ancora Moscovici, "la Grecia è stata salvata ed è saldamente attaccata alla zona euro. Il Paese è sulla via della normalità. Auspico che la Grecia torni ad essere un paese normale nel cuore della zona euro ed incontestabilmente la situazione è migliorata".

NAZIONALISMI - Tra i rischi che si potrebbero materializzare entro il 2019 nell'Unione Europea, osserva, "c'è quello che riguarda la governance di grandi paesi europei che è una questione complicata" in particolare in Italia, in Spagna e in Germania. Ma non solo. "All'Est osserviamo l'inquietante rinascita dei nazionalismi e penso in particolare alla Polonia, all'Ungheria ma anche all'Austria". Su questo punto, aggiunge Moscovici, "dobbiamo essere chiari: l'ascesa al potere dell'estrema destra non può mai essere anodina e non deve essere banalizzata. Dobbiamo restare vigili e non pensare a questo tema come a un fenomeno minore".

RISCHI DELL'UE - Tra i rischi che pesano sull'Ue entro il 2019, rileva ancora il Commissario Ue, "c'è la fine della negoziazione del Brexit e l'adozione o il rifiuto del budget europeo pluriennale. C'è un mondo ideale che è quello che ci farebbe arrivare ad un nuovo budget Ue ambizioso e ad un buon accordo con il Regno Unito. E' in questo mondo lì che voglio vivere ma altri scenari esistono e sono meno favorevoli. Dobbiamo lavorare per scongiurare questi scenari negativi in modo che le elezioni europee del 2019 siano un grande appuntamento di speranza nell'Ue". Infine, aggiunge Moscovici, "c'è anche il rischio interno" che è rappresentato, in particolare, dalla questione dello Stato di diritto in Polonia: "su questa tema sarà chiaro e la Commissione Ue lo è: non possiamo sacrificare l'anima e i valori dell'Ue. Se uno Stato non rispetta lo Stato dei diritti dobbiamo dirlo".