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Ricetta anti invansione

L’estate è iniziata ufficialmente da due giorni, ma la rotta mediterranea è più trafficata che mai. D’altra parte, sono ormai mesi che scafisti e Ong scaldano i motori delle loro bagnarole: la grande abbuffata è lì a portata di mano. Soprattutto se al Viminale c’è Sua Amenità Luciana Lamorgese, che ancora non si è ripresa dalla dirompente «forza ondulatoria» controllata dai suoi agenti infiltrati. Ma non temete: superata l’ondata di pernacchie social, Lucianona si è ripresa eccome. E, come colta da un lampo di genio, ha pure trovato la ricetta per fermare l’invasione migratoria: aumentare cooperative .

 

ridistribuzione dei clandestini, che in Europa nessuno vuole, neanche la Lamorgese. E, ovviamente, niente blocco navale. L’unica via percorribile per avere meno immigrati è averne di più: «Occorre superare la logica emergenziale e creare una rete per mettere a sistema un modello di accoglienza e inclusione sostenibile per le comunità locali», ha dichiarato il ministro dell’Interno ieri all’assemblea nazionale di Confcooperative Federsolidarietà. Ma non è finita qui: la Lamorgese ha definito «fondamentale il contributo che possono assicurare le cooperative sociali per adeguate politiche dei flussi migratori e per l’accoglienza». Se la logica ha un senso, il significato di queste affermazioni è inequivocabile: più soldi alle coop.

fronte a tanto genio, non ci resta che ammirare la Lamorgese in religioso silenzio. Più rumorose, semmai, sono le Ong. Le quali, vista la generosità del Viminale, si stanno preparando di gran lena alla caccia grossa: vecchi e nuovi finanziatori, imbarcazioni nuove di zecca, mari sempre più piatti da solcare, rotte sempre più facili da attraversare. Il grande mercato di carne umana sta per riaprire i battenti. E le cooperative si sfregano già le mani, perché la Lamorgese è contentissima di allargare i cordoni della borsa.

Scritto da Elena Sempione

Rifugiati in Italia

Dopo il 20 anni bisogna abbandonare e smantellare la logica emergenziale dei Centri d’Accoglienza Straordinaria (CAS) e riformare il sistema d’accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo“. A lanciare l’appello al governo, nel corso di una conferenza stampa a Roma, è Dopo il Tavolo asilo immigrazione, che riunisce le organizzazioni della società civile impegnate per la promozione e la tutela dei diritti delle persone di origine straniera nel nostro paese.

anni fa il nostro Parlamento introduceva per legge il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR), il primo sistema pubblico di accoglienza per chi arrivava in Italia in fuga da guerre e persecuzioni, oggi ribattezzato SAI (Sistema d’accoglienza e integrazione). Ma quel progetto, pur importante, è rimasto sperimentale, non è mai diventato un sistema unico. Si basa ancora sull’adesione volontaria dei Comuni“, spiega Gianfranco Schiavone (Asgi). Tradotto, una “riforma incompiuta“,

Lo mostrano anche i numeri: “Il SAI continua a rappresentare meno di un terzo del totale dei posti in accoglienza in Italia. Di gran lunga più ampio è quel sistema gestito dalle prefetture, Centri d’Accoglienza Straordinaria (CAS), che risponde all’eterna emergenza, troppo spesso determinata dalla mancanza di programmazione da parte del governo”, spiega anche Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci.

Senza considerare anche come sia presente un problema di trasparenza: “Dal Viminale mancano report su numeri e condizione sociali di chi accede a questi percorsi. In realtà non sono monitorati, dato che i Cas sono pensati come ‘parcheggi, depositi umani.

Guerra in Ucraina secondo Jonathan Littell

e scatenando una guerra con un esercito patetico, inetto, arcaico, e per di più depredato e affamato dai suoi generali. Se veramente ce l’ha con noi per tutto questo, se ce l’ha con noi a morte, non siamo affatto obbligati a presentargli le scuse : abbiamo invece il dovere di infliggergli una buona lezione e rispedirlo al suo posto, il posto che si è scelto di sua propria volontà.

Guerra in Ucraina

Da qualche tempo si sente ripetere da più parti un ritornello pernicioso : gli ucraini stanno esagerando, la NATO rischia grosso, pensiamo all’inflazione piuttosto, bisogna tener conto di Putin. La formulazione più esplicita viene dalla bocca di Henry Kissinger, il quale il mese scorso a Davos ha affermato che l’Ucraina deve accettare di cedere parte del suo territorio, se non si vuole rischiare « una nuova guerra (della NATO) contro la Russia

Guerra in Ucraina secondo Jonathan Littell

Da qualche tempo si sente ripetere da più parti un ritornello pernicioso : gli ucraini stanno esagerando, la

NATO rischia grosso, pensiamo all’inflazione piuttosto, bisogna tener conto di Putin. La formulazione più esplicita viene dalla bocca di Henry Kissinger, il quale il mese scorso a Davos ha affermato che l’Ucraina deve accettare di cedere parte del suo territorio, se non si vuole rischiare « una nuova guerra (della NATO) contro la Russia».

In Germania, dove il governo di Olaf Scholz trascina i piedi nella consegna delle armi promesse all’Ucraina, una parte della classe politica sembra convinta che la soluzione alla dipendenza energetica del paese nei confronti della Russia non sia quella di sottrarvisi, una volta per tutte e per quanto dolorosamente, bensì di chiudere gli occhi e tornare pian pianino a soddisfare le proprie rovinose comodità.

Macron, da parte sua, si è messo alla guida di questa fazione : « Non bisogna umiliare la Russia, » ha ribadito di recente, prima di prendere il treno per Kyiv. Che tragico errore ! E quale segno di debolezza, e di mancanza di visione strategica, che Vladimir Putin non esiterà un solo istante a sfruttare con tutti i mezzi a disposizione. Secondo quanto dichiarava pochi giorni fa un miliardario russo, vicino al Cremlino, alla giornalista britannica Catherine Belton, Putin « è convinto che ben presto l’Occidente si stancherà.

to l’Occidente si stancherà… e che, nel lungo periodo, la vittoria sarà sua».

Per accelerare la nostra capitolazione, Putin non esita a utilizzare tutti i mezzi sottomano : massima pressione sulle forniture di gas e petrolio, attraverso tagli abilmente orchestrati, destabilizzazione dei Balcani, e ricatto sulla penuria di grano che ben presto sfocerà in una catastrofe umanitaria in Africa, con il rischio di una nuova ondata migratoria. Per non parlare, ovviamente, dello spauracchio nucleare, che è sempre pronto ad agitare, quasi fosse realmente disposto a trascinare il mondo intero, Russia compresa, verso l’annientamento, quando sono in gioco le sue ambizioni e la sua sopravvivenza personale.

Dall’inizio della guerra, la Russia ha incassato 93 miliardi di euro per le esportazioni di gas e petrolio, erogate soprattutto all’Unione europea. La cifra equivale a due volte e mezzo i 37 miliardi di euro che gli Stati Uniti hanno promesso all’Ucraina. E adesso ci strappiamo i capelli perché i prezzi alla pompa superano i due euro al litro e ci diamo da fare per trovare vie di scampo. È una vergogna, è uno scandalo. Anche in Ucraina la benzina costa caro e le code davanti alle stazioni di rifornimento sono diventate interminabili.

 

9 maggio in Strasburgo Macron ipotizzando eventuali negoziati con la Russia, ha ricordato il trattato di Versailles che nel 1918, con l’umiliazione della Germania, « aveva funestato la via della pace. » Fu certamente vero nei confronti della Repubblica di Weimar, che rappresentò un coraggioso tentativo democratico. Però Macron, a quanto pare, non ha capito fino in fondo il momento storico che stiamo vivendo adesso. Se c’è stato un 1918 per Mosca, si è trattato del 1991. In seguito, come in Germania dopo il fallimento di Weimar negli anni Trenta, il potere fascista e revanscista, e per di più profondamente corrotto, si è insediato definitivamente in Russia

schiacciando la società civile e le sue forze vitali, appropriandosi dell’intera economia del paese a suo esclusivo beneficio, e sfidando il mondo democratico e l’ordinamento sul quale è fondata la nostra pace e la nostra sicurezza collettiva. Oggi non è più il 1918, bensì il 1939. E come per il Terzo Reich di Hitler, il cammino verso la pace prima o poi esigerà il rovesciamento totale del regime di Putin, che non corrisponde affatto alla Russia e al suo popolo, a dispetto di quel che ne pensi « l’Occidente collettivo.

 

Solo una Russia libera, democratica e governata dai suoi cittadini, non da una cricca mafiosa inebriata di ideali messianici, potrà rientrare nel consesso delle nazioni e diventare a pieno titolo un membro della comunità internazionale, come sono riusciti a fare, dopo il 1945, Germania e Giappone.

i polacchi, i paesi baltici e i paesi dell’Europa centrale, questo concetto è talmente evidente che non perdono occasione per ribadirlo con tutte le loro forze. Gli americani l’hanno capito, finalmente, e operano in questo senso in accordo con i britannici. Persino i finlandesi e gli svedesi hanno abbandonato, dalla sera alla mattina, 80 anni di neutralità per cercar rifugio sotto l’ombrello della NATO, la loro unica garanzia davanti alle mire folli del regime russo. In Europa occidentale, invece, i nostri governanti, da sempre prigionieri delle loro ideologie, sprofondati nella pigrizia.

intellettuale e nella fiacchezza morale indotta da una pace troppo lunga, sembrano perennemente tentati dal compromesso. Il compromesso è spesso necessario, ma in questa situazione sarebbe una catastrofe per il sogno europeo e altro non farebbe che attizzare ancora di più le ambizioni di Putin. Solo la sconfitta militare completa delle forze russe in Ucraina potrà restituire una parvenza di sicurezza al continente.

Solo la sconfitta militare completa delle forze russe in Ucraina potrà restituire una parvenza di sicurezza al continente. E solo sulla base di una sconfitta della Russia si potranno intavolare trattative e siglare accordi che avranno una qualche possibilità di rivelarsi duraturi. Senza una vittoria chiara e netta dell’Ucraina, tutta la diplomazia non produrrà altro che chiacchiere inutili, o la capitolazione. « Non bisogna umiliare la Russia. »

 

Da vent’anni a questa parte, più si fanno acrobazie per accomodare la Russia, o quanto meno per gestire i rapporti con il paese, più Putin accusa l’Occidente di volerlo umiliare, proprio lui, che sa maneggiare l’umiliazione dei suoi interlocutori come una scienza esatta. Che si sia disposti a prestarsi al suo gioco meschino è davvero sorprendente. In realtà, Putin si umilia da solo, con la sua ambizione di sedersi tra i grandi della terra, senza rispettarne però le regole più elementari ; disprezzando e violando i diritti dei popoli quando ne va del suo tornaconto, come si è visto in Cecenia, in Georgia, in Siria, e oggi in Ucraina.

 

e scatenando una guerra con un esercito patetico, inetto, arcaico, e per di più depredato e affamato dai suoi generali. Se veramente ce l’ha con noi per tutto questo, se ce l’ha con noi a morte, non siamo affatto obbligati a presentargli le scuse : abbiamo invece il dovere di infliggergli una buona lezione e rispedirlo al suo posto, il posto che si è scelto di sua propria volontà.

Scrittore

Jonathan Littell