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"Ritornare migranti in Slovenia" proposta di Meloni

Attraverso la cosiddetta rotta Balcanica, ribattezzata con il nome "Il gioco" dagli stessi stranieri che tentano in ogni modo di varcare i confini italiani, arrivano clandestini da ogni parte: numerosi, tra di essi, sono ad esempio gli afghani. La strada percorsa, come testimoniato da uno di essi, intervistato dall'inviato Fausto Biloslavo, è grossomodo sempre la stessa: "Bosnia, Slovacchia Slovenia e poi Italia". Sono dieci i giorni impiegati per raggiungere il nostro paese dal confine bosniaco, e numerosi i tentativi effettuati per eludere le forze dell'ordine che controllano le principali vie battute dai clandestini. "Nove volte la polizia croata ci aveva respinto, ma questa volta non abbiamo trovato nessuno", racconta ancora l'uomo ai microfoni.

La rotta si conclude alle porte di Trieste, con la polizia italiana costretta a eseguire delle disposizioni che arrivano dall'alto e prevedono che i nuovi arrivati vengano inseriti in un percorso che si apre con i primi controlli delle loro condizioni di salute. Aspetto, questo, più che mai importante vista l'emergenza Covid-19. Ai clandestini ancora in marcia verso Trieste, tramite degli altoparlanti, gli operatori riferiscono che un autobus giungerà presto sul posto per caricarli a bordo.

Viene immediatamente misurata la temperatura corporea dei nuovi arrivati per scongiurare ogni rischio sanitario, e quindi fornita loro una mascherina: dopo aver espletato queste prime operazioni, gli stranieri sono caricati su un mezzo che li conduce verso un tendone montato dall'esercito al confine con la Slovenia presso il valico Fernetti. "Non abbiamo locali e mezzi idonei con le necessarie separazioni per appunto proteggere gli operatori anche sotto il profilo sanitario", denuncia Lorenzo Tamaro del sindacato autonomo di Polizia. Il timore è quello che con l'estate il flusso possa ulteriormente incrementarsi e mandare in tilt le strutture del Nordest.