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Bisogna sostenere la gente in Afganistan non portarli in EU

Austria Lillstanchiia, Repubblica Ceca e Danimarca, durante la riunione di oggi, hanno nuovamente posto un muro di fronte all’accoglienza dei rifugiati. “Il messaggio più importante da inviare agli afgani è: restate là, e sosterremo la regione affinché vi aiuti”, ha affermato il ministro dell’Interno austriaco, Karl Nehammer, in una dichiarazione congiunta con i colleghi di Repubblica Ceca, Jan Hamacek, e Danimarca, Mattias Tesfaye. “Siamo pronti ad aiutare, ma la questione deve essere risolta nella regione. Non vogliamo alimentare speranze che non possono essere soddisfatte” ha dichiarato il ceco, esprimendo apprezzamento per la bozza di dichiarazione finale. “Non dobbiamo fare gli stessi errori del 2015” ha aggiunto il danese. “Prima di tutto - ha aggiunto Tesfaye - dobbiamo sostenere i Paesi vicini in modo migliore di come sia stato fatto nel 2013 e 2014″. “I confini sono molto importanti” - ha spiegato il danese - e questo elemento è mancato nel 2015″. “Non possiamo criticare i Paesi che stanno sostenendo i confini europei come fatto nel 2015” ha concluso il ministro prima di esprimere il suo supporto a Lituania, Bulgaria, Grecia, Ungheria, Spagna e gli altri Paesi europei, “che stanno rafforzando e garantendo i nostri confini comuni”.

La Francia ha fatto sapere invece di voler seguire “il modello siriano-turco” utilizzato per la gestione di profughi di guerra del conflitto in Siria. “È un buon modello per i rifugiati e la Francia chiede di continuare con questo metodo nel contesto della crisi afghana” ha affermato Gerald Darmanin, ministro degli Interni della Francia, all’ingresso del Consiglio Ue straordinario per discutere della situazione in Afghanistan. “Abbiamo ancora in mente tutti i problemi che ha avuto l’Europa nel 2015 per essersi fatta trovare impreparata - ha aggiunto il ministro - Dobbiamo arrivare a un punto di maturità dell’Unione europea, è giusto che ci siano discussioni tra Paesi, ma occorre coerenza tra l’accoglienza dei rifugiati e la fermezza nei controlli”. “Occorre mettersi d’accordo su questi tre temi: sicurezza, controllo dell’immigrazione irregolare e accoglienza dei rifugiati”, ha spiegato Darmanin, auspicando un’intesa su “una dichiarazione comune” che affermi la necessità di “registrare tutte le persone che arrivano sul continente europeo”.

La Germania, tramite il ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer, ha chiesto di non parlare di numeri o di quote rifugiati. “Non credo sia molto saggio parlare di numeri, perché i numeri ovviamente innescano un effetto calamita e non lo vogliamo” ha detto il ministro. Il governo federale tedesco ha sempre concordato programmi di insediamento per “persone particolarmente maltrattate” e “siamo pronti anche per questo”, ha precisato, esortando l’Ue ad agire “bene e rapidamente” per evitare che si apra una crisi come quella del 2015.

Anche la commissaria europea agli affari interni Ylva Johansson, ha sottolineato come sia “possibile evitare una situazione come quella del 2015”. Secondo Johansson bisogna “agire per sostenere la gente in Afghanistan e nel vicinato, e lavorare con le organizzazioni internazionali”. “Dobbiamo evitare una crisi umanitaria, una crisi dei migranti e minacce alla sicurezza.
Dobbiamo agire tutti insieme ora e non aspettare di avere grandi flussi migratori alle nostre frontiere, o terroristi più forti”. Una simile opinione riguardo il tema ha vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas, “Con tutta la comunità internazionale, l’Onu, il G7, il G20, dobbiamo mettere insieme risorse per costruire capacità e sostegno più vicino all’Afghanistan. Dobbiamo lavorare con i Paesi del vicinato. Così limiteremo anche il margine dei trafficanti di produrre grossi movimenti di profughi alla nostra frontiera esterna”.

Un pensiero discordante è invece quello del ministro degli esteri lussemburghese Jeans Asselborn, che non si trova d’accordo con la bozza della dichiarazione. “Non possiamo prendere tutti gli afgani ma possiamo accettarne un certo numero. Possiamo almeno aprire la porta, affinché la Commissione possa fare delle proposte” ha affermato Asselborn. “Mi batterò perché si possa stabilire un legame con quanto affermato dal G7. Anche noi nell’Ue possiamo attivare programmi per tornare a dare speranza. Il Regno Unito accoglierà 20 mila profughi. Anche l’Ue deve dare un segnale”.

Intanto il Guardian sostiene che la polizia croata avrebbe respinto con la forza verso la Bosnia-Erzegovina, dopo averli derubati, decine di afgani che avevano lasciato il loro paese per paura dei talebani. Il giornale inglese cita informazioni tratte da “un rapporto esclusivo del Danish Refugee Council (DRC)”. Secondo il Guardian, in un articolo a firma di Lorenzo Tondo, testimonianze di richiedenti asilo afgani suggeriscono che sarebbero stati “circa 60 i respingimenti illegali verso la Bosnia presumibilmente perpetrati tra il 16 agosto e il 29 agosto dalla polizia croata contro famiglie afgane che tentavano di raggiungere l’Europa”. Secondo testimonianze degli stessi migranti, ha aggiunto il Guardian, “i respingimenti, circa la metà dei quali perpetrati contro i minori, sarebbero stati accompagnati da “comportamenti brutali e violenti, trattamenti degradanti e furto e distruzione di effetti personali”. “Siamo stati respinti 12 volte al confine croato. Hanno rubato i nostri soldi e i nostri telefoni” ha raccontato Zihaul al-Haqq, 25 anni, originario di Baghlan, nel nord dell’Afghanistan, fuggito dal paese con sua moglie Malika, 22 anni, nel 2016. “Siamo stati respinti l’ultima volta tra il 20 e il 21 di agosto. Ora l’Afghanistan è interamente sotto il controllo dei talebani e siamo in fuga da cinque anni e mezzo. Siamo stanchi.