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La rota balcanica che bussa al porta di Trieste

Non solo Lampedusa o Catania. Il dramma dei migranti che cercano un porto sicuro dove approdare non si manifesta esclusivamente nel Mediterraneo, con gli incidenti diplomatici e gli scontri tra le ong e i governi italiani degli ultimi anni. La rotta balcanica viene percorsa ogni giorno da un numero di rifugiati che, secondo Frontex, l'agenzia per il controllo delle frontiere dell'Unione Europea, supera di gran lunga il numero degli sbarchi sulle coste siciliane. Il periodo di riferimento è quello che va da gennaio al 30 settembre di quest'anno, con dati che mostrano notevoli differenze tra i flussi migratori che spingono alle porte di Trieste.

 

I dati forniti dall'Unione Europea e Frontex  lo dicono chiaramente: la rotta più trafficata continua ad essere quella dei Balcani con oltre 100 mila ingressi, pari ad un aumento del 170 per cento rispetto all'anno precedente dove, va ricordato, vigevano ancora alcune restrizioni antipandemiche in molte nazioni europee; la rotta del Mediterraneo, invece, nello stesso periodo registra poco più di 65 mila persone, con un incremento pari al 42 per cento. Tuttavia va precisato che l'inverno scoraggia le partenze sia via mare che via terra. Di questi, qualche migliaio passa per il Friuli Venezia Giulia. "C'è anche una rotta che interessa l'Austria" aveva dichiarato il questore di Trieste in questa intervista. C'è da dire che i respingimenti dalla Slovenia verso la Croazia e dalla Croazia verso la Bosnia spesso moltiplicano i dati dei rintraciare .