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Frattini: indegna denuncia Amnesty sui respingimenti

Commentando il rapporto annuale 2010  sui diritti umani di Amnesty International presentato giovedi scorso, che punta l’indice sulla politica di respingimenti dell’Italia, il ministro degli Esteri Franco Frattini  ha dichiarato da Caracas che e’ “indegno per il lavoro dei nostri uomini, delle nostre donne e delle forze di polizia che ogni giorno salvano persone diritti”.

Il rapporto attacca in generale l’Unione Europea che “vuole presentarsi come modello di diritti umani ma la realta’ dimostra al contrario che gli abusi dei diritti umani sul suo territorio contraddicono questa retorica”.

Il capitolo sull’Italia denuncia la legge che introduce il reato di ingresso e soggiorno illegale, il “pacchetto sicurezza” varato nel 2009, che, spiega il rapporto, “potrebbe dissuadere gli immigrati irregolari dal denunciare i reati subiti e ostacolare il loro accesso a istruzione, cure mediche e altri servizi pubblici per il timore di denunce”.  Amnesty lamenta inoltre che non sono state emanate le regole per applicare le direttive europee sulle  procedure d’asilo e qualifica di rifugiato che consente al richiedente di sospendere l’espulsione in attesa del ricorso.

Il rapporto ricorda i 140 migranti e richiedenti asilo imbarcati sulla nave cargo turca Pinar che sono rimasti “per quattro giorni senza acqua e cibo a sufficienza” in attesa che venisse risolta la disputa legale tra l’Italia e Malta.

Denuncia inoltre l’accordo di “Amicizia, Partenariato e Cooperazione” tra Italia e Libia che da maggio 2009 autorizza le autorità italiane i rinvii forzati verso la Libia di migranti e richiedenti asilo, tra i quali decine di donne e diversi minori, intercettati in mare.  Il documento ricorda che “la Libia non è parte della Convenzione sui rifugiati del 1951 e non ha una procedura di asilo, circostanza che ostacola la possibilità di ricevere protezione internazionale nel paese”.  Amnesty esorta quindi le autorita’ italiane affinche’ “si garantiscano l’assistenza umanitaria e medica necessaria, l’accesso alle procedure d’asilo e il rispetto del principio di non-refoulement “ e nota che “la politica dei rinvii forzati ha provocato una drastica riduzione delle domande d’asilo presentate all’Italia, passate da 31.000 del 2008 alle circa 17.000 del 2009”.

Il ministro degli Esteri ha cosi’ commentato: “Noi come dati e come fatti siamo molto chiari: l’Italia e’ certamente il Paese europeo che ha salvato piu’ persone in mare. Quindi respingo al mittente questo rapporto perche’ la realta’ e’ tutto il contrario di cio’ che dice Amnesty”.

Il rapporto di Amnesty tratta inoltre dell’emergenza Rom ai quali “e’ stato negato un equo accesso all’istruzione, all’alloggio, alle cure mediche e all’occupazione”. Denuncia “gli sgomberi forzati illegali che in diversi casi non sono stati preceduti da un’adeguata consultazione e da un congruo preavviso, né formalizzati secondo la legislazione interna, impedendo in questo modo l’accesso a rimedi giudiziari” che aggravano “la condizione di povertà delle comunità colpite”. Amnesty sottolinea  infine che “non per tutti è previsto un alloggio alternativo, almeno 1200 rom sono destinati a essere esclusi dal “Piano nomadi”.

Il documento ricorda gli scontri a Rosarno dove nel 2010 migranti impiegati nell’agricoltura vittime di massiccio sfruttamento si sono scontrati con la popolazione locale e le forze dell’ordine  e sottolinea la “mancata adozione da parte delle autorità italiane di misure concrete per contrastare la xenofobia in aumento in tutto il paese”.

Il rapporto segnala l’aumento di atteggiamenti omofobi e esorta le autorità italiane a contrastarli  “con maggiore decisione”.

Amnesty denuncia le autorita’ italiane che “non hanno collaborato pienamente alle indagini sulle violazioni dei diritti commesse nel contesto delle “rendition”” collegato al caso Abu Omar. “ Grazie al segreto di stato non si e’ potuto procedere contro gli ufficiali del Sismi”.

Inaccettabile per Amnesty la legge Pisanu che permette l’espulsione accelerata di presunti terroristi e che ha facilitato il rimpatrio di sospetti nonostante le richieste di sospensione della Corte Europea,  in paesi noti per l’uso della tortura e abusi sui prigionieri.

La mancanza di uno specifico reato di tortura nel codice penale secondo Amnesty e’ all’origine di pene non adeguate per membri delle forze dell’ordine  condannati per maltrattamenti.  Ad esempio i 44 imputati condannati in appello nel processo per il G8 di Genova non sono stati puniti “in modo proporzionato alla gravita’ della condotta loro attribuita” e grazie alla prescrizione “nessuno tra coloro che ha violato i diritti umani a Bolzaneto scontera’ alcun periodo di carcere”.

Fornendo un elenco di casi di maltrattamenti  di detenuti da parte delle forze dell’ordine, Amnesty sottolinea che in Italia non sono stati adottati meccanismi per prevenire la tortura quali istituzioni indipendenti di monitoraggio nelle carceri o che denuncino  gli abusi della polizia.

http://www.amnesty.it/Rapporto-Annuale-2010/aggiornamento-diritti-umani-Italia

http://www.amnesty.it/Rapporto-Annuale-2010

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