“Mi piacerebbe molto che l’Italia fosse uno dei primi paesi a ratificare la convenzione dell’Ilo sul lavoro domestico. Già il Brasile si è proposto e sarei molto orgoglioso se l’Italia potesse ratificarla per seconda. Questo porterebbe immediatamente la convenzione ad essere applicabile e promossa a livello mondiale”. A lanciare l’appello è il direttore dell’Ufficio Ilo per l’Italia e San Marino, Luigi Cal, che a LABITALIA illustra
i contenuti della convenzione.
La convenzione -osserva- prevede alcune cose molto importanti. Innanzitutto, stabilisce che il lavoro domestico non è un lavoro servile e neanche familiare, ma è semplicemente un lavoro. E quindi, come tutti gli altri lavori, va regolato. Così, la convenzione fissa alcuni dettagli: l’orario di lavoro deve essere ragionevole, l’orario di riposo almeno di 24 ore consecutive, il contratto deve essere chiaro, le donne devono beneficiare della maternità. Prevede anche un controllo sulle agenzie di reclutamento”.”E’ molto importante -afferma- perché per la prima volta l’Ilo ha concordato una convenzione che non riguarda i lavoro formale, ma il lavoro informale e interessa dai 50 ai 100 milioni di lavoratrici a livello mondiale, e soprattutto le donne”.
E la convenzione sul lavoro domestico è una ‘faccia’ dell’affermazione di quel ‘lavoro dignitoso’ per cui l’Ilo si batte. “E’ una politica -ricorda Cal- lanciata dal direttore generale dell’Ilo, Juan Somavia, a livello mondiale.
Un’indicazione fatta propria da tutti gli organismi internazionali. ‘Lavoro dignitoso’ non è una frase vaga: dietro questa espressione si nascondono quattro pilastri fondamentali. A cominciare dai diritti fondamentali del lavoro e quindi la libertà di organizzazione e di contrattazione, che devono affermarsi anche nei paesi in via di sviluppo”.
“Poi, la creazione dell’occupazione, perché non ci può essere lavoro dignitoso -avverte- se non c’è lavoro e il lavoro si crea se ci sono le imprese che investono e le banche che le aiutano a investire e quindi ci sono i lavoratori che partecipano all’aumento della ricchezza”. “Ma anche -aggiunge- la sicurezza sociale: se ci fosse una sicurezza sociale di base, come chiede l’Ilo, molti problemi, compreso quello dell’immigrazione,
potrebbero essere risolti. Per esempio, i giovani che perdono il lavoro si sentirebbero meno spinti a cercare nel miraggio dell’immigrazione un altro modo di vivere. L’ultimo pilastro del lavoro dignitoso è il dialogo sociale, il
dialogo tra imprese, sindacati e governi, che può aiutare a risolvere molti problemi”.
Italia ratifichi convenzione su lavoro domestico







