I vigili urbani di Novara si sono presentati ieri all’abitazione di Amel, una donna tunisina di 26 anni a consegnare il verbale della prima multa per aver indossato il burqa. La donna era stata fermata dai Carabinieri venerdi’ scorso mentre si trovava nella sede centrale delle Poste di Novara accusata di aver violato un’ordinanza del sindaco leghista Massimo Giordano che vieta l’uso di abiti che impediscano l’immediata identificazione di chi li indossa : la donna ora rischia di dover pagare una multa di 500 Euro. Il marito avrebbe affermato che, senza il velo islamico, la donna non potra’ piu’ uscire.
Secondo il racconto del comandate dei vigili urbani, Paolo Cortese, marito e moglie erano stati fermati da una pattuglia di carabinieri vicino all’ufficio postale e i militari avevano chiesto di vedere i documenti. Il marito si era quindi opposto a che i carabinieri verificassero l’identita’ della donna coperta integralmente e si era quindi fatto appello ad una vigilessa che aveva condotto l’accertamento in un luogo appartato.
L’ordinanza era stata partorita l’anno scorso quando il sindaco aveva incrociato una donna con il volto coperto dal niqab per la strada. Venne quindi stillato il documento e mandato al vaglia del ministero dell’interno “per evitare che potesse essere considerata illegittima dal Ministero o dalla Prefettura come è avvenuto in altri comuni italiani in cui si è cercato di scrivere ordinanze simili” spiega Cortese. «Il ministero – racconta il comandante – è entrato negli aspetti puramente tecnici dell’ordinanza limitandone l’applicazione alle scuole, agli ospedali e agli edifici pubblici in genere. Nel caso specifico l’ordinanza verrà applicata proprio perché la donna si trovava all’ufficio postale, cioè in un edificio pubblico».”
Ho firmato il provvedimento – ha dichiarato lunedi’ il sindaco Massimo Giordano – per ragioni di sicurezza ma anche per far sì che chi viene a vivere nelle nostre città rispetti le nostre tradizioni” aggiungendo che «L’applicazione di questa ordinanza è l’unico modo a nostra disposizione per ovviare a comportamenti che rendono ancora più complesso il già difficile percorso d’integrazione»
Ad approvare per primo la legge che vieta di indossare il velo islamico integrale nei luoghi pubblici e’ stato il parlamento belga, con voto unanime. La pena proposta e’ un’ammenda o una pena detentiva fino a sette giorni “a chi si presenterà in uno spazio pubblico con il volto coperto, del tutto o in parte, con un capo di abbigliamento che ne impedisca l’identificazione”.
In Francia, dove il governo si appresta a vietare il velo integrale persino per i turisti, un recente sondaggio della Tns Sofres ha svelato che il 64% dei francesi e’ favorevole al divieto, totale o parziale, di indossare il burqa in pubblico.
Contrario invece il ministro degli Interni tedesco Thomas de Maiziere che ritiene irrilevante dibattere un provvedimento che riguarderebbe appena un centinaio di donne.
Dopo un braccio di ferro tra la FIFA e il comitato olimpico iraniano, e’ stato raggiunto un accordo che permettera’ alla squadra femminile di calcio di partecipare ai giochi olimpici giovanili: la squadra che era stata squalificata il mese scorso a causa di una disputa sul velo, potra’ partecipare alle competizioni a condizione di non indossare un hejab ma un copricapo che coprira’ i capelli ma non il collo e le orecchie.









